l'arte per la mensa
Cibo dell'anima

Prefazione - Introduzione - Opere - Sponsor - Ringraziamenti
QUANDO IL CUORE DELL’ARTE COINCIDE CON LA CARITA'
(Un’esposizione come luogo di concerto d’anime d’artista messe totalmente a nudo) «L’Arte per la Mensa - Cibo dell’Anima». Splendida equazione. È abbastanza raro che una mostra d’Arte rechi il titolo di una così rara pregnanza. Ha il piglio aforistico, l’intensità della calda (sottesa) esortazione/preghiera, l’inequivocabile significanza di una materia così fraintesa come l’Arte. Scambiata, purtroppo, non solo da artisti ma anche da tante prestigiose firme della critica, come optional consolatorio dei tanti condizionamenti del vivere, come gioco di rappresentazioni ludico-mimetiche del reale. Nemmeno immaginando che l’Arte non si risolve in raffigurazioni di agi estetici, ma è apertura all’evento della verità, che presuppone sempre l’esigenza del trascendimento e il transito per le acute ferite della vita, prima tra tutte il tormento per le attese frustranti del Novum e il rovello dell’incompibilità. Che, dell’Arte, è il proprium ri-velativo, il gioco incessante d’attinenze inclusive del mondo, dell’Altro, con tutti i suoi condizionamenti, nel vortice del divenire. Non c’è arte “nella totale sordità al mondo e all’«Altro»” osservava acutamente Gabriella Papini nel corso di uno stimolante scambio colloquiale. Ecco, aggiungeremmo, se possibile, un “ … e a se stessi”. Perché, infatti, scocchi la scintilla creativa dell’Arte, imprescindibile è l’auscultare, al centro della propria anima, i segni di quel lacerante bisogno di dare e ricevere Amore.
E’ da questo mutuo gioco tra visione e pensiero che non si distoglie però dall’immanenza, che nascono esposizioni come «L’Arte (per) la Mensa - Cibo dell’Anima», la mostra di pittura voluta dalla Mensa del Povero di Ancona delle Suore Missionarie Francescane della Carità (Opera di Padre Guido) - curata dall’infaticabile dott. Franco Collodet, in collaborazione con la Provincia di Ancona e allestita nella Sala Esposizioni del Rettorato di Ancona. Essa vale il dono prezioso dell’attenzione che, per nascita, ogni autentico artista sempre riserva agli ultimi del mondo. A questi, infatti, è rivolto il nobile gesto - rara avis - della messa a disposizione gratuita di opere d’arte da parte di diciassette artisti marchigiani. Gesto gemmato indubbiamente dalla stessa speciale capacità d’«ascolto» di cui si diceva, e che consentirà, col ricavato della vendita, di «imbandire» decorosamente la mensa di chissà quanti poveri cristi infreddoliti senza fissa dimora. E’ Stagione d’Avvento, stagione anche - da sempre - di festosità spesso pretestuose dove si sprecano ipocriti zuccherosi indirizzi d’affetto, slontanando le crudezze prossime e remote del mondo. Inutile far finta di niente: le feste, oltre a dilatare solitudini ed afflizioni, fanno più acute le ferite immedicabili della vita. E fuor di retorica, vien da chiedersi: ma quando tutti sentiremo il bisogno di una riflessione, di una seppur breve sospensione delle frenesie che abbacinano, del perdersi, rapiti, davanti al «tabernacolo al plasma»di casa, teatro dell’insolenza verbale, del ciarlìo scimmiesco (con compulsive battute di mani) e del disgustoso, onnipresente magistero culinario …, mentre i nostri vicini e lontani muoiono di fame? Chi non ne riceve trafittura - dice Guido Ceronetti - ha corazza nel cuore. Sacrosanto. Oportet rěsipiscere, dicevano i latini, tornare in sé, guardare in faccia la realtà e trascendersi, incarnando, con l’immaginazione, anche il sentimento costitutivo delle anime bennate che è la pìetas. In mostra, questo sentimento è avvertibile; scorre tra i lavori dei diciassette artisti convocati, come una segreta energia numinosa che, traslatamente, rinvia ad un’altra «mensa», quella della Tavola liturgica dove fluisce il mistero pasquale della com-passione. Il senso dell’evento, comunque, è radicalmente immanente al sensibile. L’«Oltre» è il qui, inesitabilmente fattuale. Quando la «mensa» dell’Arte si fa «cibo dell’anima».
Ragioni d’opportunità connesse con il limite dell’unica opera (con qualche eccezione) presentata da ciascuno degli artisti, non consente di riferire notazioni o far bilanci interpretativi che valgano - ad esserne all’altezza - come lettura in chiave critica dei lavori. Compito comunque problematico, perché viviamo un momento assai difficile della ricerca artistica, tante sono le vorticose modalità espressive che vengono dal secolo scorso e tuttora in qualche modo frequentate, tra post-espressionismo, Surrealismo, Informale, Concettualismo, Minimalismo, Poverismo, Post-moderno … fino alla Video Art e oltre. Da vertigini. Davanti a tale crogiolo di linguaggi visivi, inventati per rifare il mondo, si resta sempre turbati e perplessi. I lavori esposti, comunque, per moduli figurativi tradizionali o astratti (per quanto l’arte sia tutta astratta), adombrano esiti esemplificativi e significativi - talvolta di gran pregio (recano la firma anche di autorevoli artisti marchigiani) - delle diverse tendenze in cui si articola, appunto, questa stagione dell’arte. La varietà degli stilemi inferisce qui la diversità delle concezioni del mondo degli autori, diversità sintomatica della complessità che apre sempre a ciò che va oltre la curva dei giorni, verso gli spazi dell’ulteriore. Un discorso a parte, tuttavia, va fatto per l’opera che dà alla rassegna un timbro di particolare eccezionalità, la cartella «L’area portuale traianea» (del 2009), una splendida litografia di Valeriano Trubbiani con una «lettura» dell’opera, in chiave poetica, del noto poeta Francesco Scarabicchi. Un’opera nell’opera. Apprezzatissimo, il gesto di sensibile e generosa umiltà del grande Maestro - non meno, ovviamente, di quello dei suoi «Amici di promenade dello spirito» - che ci riconcilia col mondo. Felice coincidenza, è in atto alla Mole Vanvitelliana, del celebre scultore e incisore conosciuto in tutto il mondo - vanto della Dorica che, da una vita, lo «custodisce» tra i suoi figli migliori - l’antologica «De Rerum Fabula», il più grande e sorprendente viaggio mai esperito dal più grande degli affabulatori, tanto amato da Federico Fellini e Josè Saramago, intorno e dentro il mondo favoloso delle cose.

Paolo Biagetti